Basilicata 2018 tra Santi, briganti e parenti

Giovedì 2 Agosto
Oggi pomeriggio ho dato una bella rassettata alla casa, ho preparato una noiosa ma sempre comoda insalata di riso e ho caricato i vestiti sul camper. Domani mattina sarà l’ultimo giorno di lavoro e abbiamo organizzato tutto per partire non appena rientro…probabilmente troverò Michele con il camper già in moto…!
Stasera a cena con le bimbe ci siamo guardati la puntata di Superquark sulla reggia di Caserta e poi… lo chef Rubio con Unti e Bisunti in Basilicata, ieri il documentario di Ghost Town su Craco e da un paio di settimane un po’ di film a tema, dal classico Cristo si è fermato ad Eboli all’irriverente Basilicata coast to coast…
Purtroppo quest’anno per problemi familiari abbiamo dovuto rimandare un po’ le ferie e fare due e non tre settimane, quindi Michele ha pensato un altro itinerario differente da quello che avevamo ipotizzato quest’inverno, con meno distanze ma sicuramente ricco di possibilità…comunque come sempre, qualsiasi sia la destinazione, per me la vacanza è salire sul camper e questi ultimi giorni sto letteralmente friggendo dalla voglia di partire!!

Venerdì 3 Agosto Montemurlo – Caserta
Partiti! Non appena rientrata dal lavoro ho avuto appena il tempo di cinque minuti di doccia e un piatto di pasta (menomale esiste la suocera sempre disposta a spadellare!) e siamo partiti alle
14 e 30 come da programma! Premetto che da settimane stiamo aspettando la telefonata dell’ospedale con gli esiti di alcuni esami medici per mia suocera ma, poiché ancora ad oggi malgrado la partenza rinviata non era arrivata risposta, abbiamo deciso di partire comunque, con l’idea di rientrare subito in caso di necessità. Ed ecco che, dopo appena due ore di viaggio, la povera Grazia ci chiama per dirci che la telefonata è appena arrivata…Io e Michele ci guardiamo…abbiamo aspettato fino ad ora apposta proprio per non lasciare sola la nonna in un momento di grande tensione e alla fine…siamo davvero tentati di rientrare subito. Poi Grazia ci richiama, sembra che fortunatamente non ci sia urgenza immediata, insiste perché noi proseguiamo, l’idea è quella di incontrarci comunque per stare un po’ insieme tra una settimana a Pomarico, Basilicata del sud, paese natale dei miei suoceri. Così infine ripartiamo e, malgrado questo inconveniente viaggiamo bene, solo pochi rallentamenti, arriviamo a Caserta poco dopo le otto, cena e nanna. (Area di sosta AA Feudo di San Martino lat. 41.065652 long. 14.32919)

Sabato 4 Agosto Caserta- Melfi
Alle 9:30 puntualissimi all’ingresso della Reggia incontriamo Maria Novella, la nostra guida alla scoperta di questo magnifico Palazzo. Si presenta con un simpaticissimo accento napoletano e conquista immediatamente l’attenzione delle bambine raccontando curiosità e storie. Grazie alla passione che ci sa trasmettere questa bravissima guida, lo splendido posto in cui ci troviamo diviene se possibile ancora più affascinante e la mattina scorre velocissima. All’una siamo di nuovo all’ingresso principale pronti per visitare i giardini. Anche se ci siamo portati i panini per non dover avere fretta nel rientro, comunque acceleriamo la visita, perché dalle tre in poi le previsioni indicano un fortissimo temporale. Per le tre quindi siamo in camper, appena in tempo per sfuggire ad un temporale con i fiocchi.
Siamo tentati dall’idea di una pizza a Caserta ma turisticamente la città sembra presentare ben poche altre attrattive raggiungibili a piedi, per cui decidiamo di mangiare in camper e ripartire subito alla volta di Melfi.
Raggiungiamo Melfi verso le sette di sera e, seguendo le indicazioni dei vigili, parcheggiamo accanto ad un altro camper nella piazza del Municipio.
Stasera nella piazza principale è stato organizzato grande concerto rock…e così una ninna nanna heavy metal ci accompagna fin verso mezzanotte. (Sosta libera, Piazza Pasquale Festa Campanile, di fronte al Municipio).

Domenica 5 Agosto Melfi – Laghi di Monticchio
Per scrivere di questa giornata ho dovuto attendere un paio di giorni e metabolizzare tutto, perché domenica 5 agosto il nostro viaggio ha preso una piega inaspettata o meglio, insperata. La città di Melfi infatti è stata inserita nel nostro itinerario sia per una motivazione turistica – proprio da non perdere la cattedrale normanna e l’imponente castello nel quale è allestito un ricco e ben curato museo archeologico – ma anche per una motivazione, come dire…del cuore. Melfi infatti è la città natale di entrambi i miei nonni materni, che sono partiti da qui alla ricerca di fortuna alla metà degli anni cinquanta, quando la mia mamma aveva pochi anni, e non hanno mantenuto alcun legame con i parenti di qua… in realtà io non so nemmeno se qualche parente qua fosse infine rimasto. Anni fa, al rientro da una girata in Puglia, i miei si sono fermati qualche ora qui a Melfi e ricordo mia mamma che cercava dove fosse la vecchia casa… ma dei parenti, nemmeno l’ombra.
In casa mia la famiglia non è mai stata “allargata” oltre al babbo e alla mamma, a differenza della famiglia di mio marito, che comprende dai bisnipoti ai “ quadriscugini “, tutti allegramente e realmente uniti da veri legami di amicizia prima che di parentela. Così Michele in questi ultimi anni si è un po’ fissato sul fatto che io dovessi ritrovare le mie “origini”…ed eccoci al punto: in queste settimane prima della partenza ha tormentato quotidianamente mia mamma, fino ad ottenere alcuni “indizi”: i nomi dei bisnonni, il nome della strada della sua casa natale ed una foto, che ritrae lei piccolissima in braccio alla mia nonna, proprio di fronte alla porta della loro casa a Melfi.
Così stamattina è iniziata una vera avventura, una specie di caccia al tesoro, indizio dopo indizio. Ci siamo diretti prima di tutto verso la Cattedrale e, dopo la visita, ci siamo fermati per una seconda colazione a base di “sospiri” (deliziosi dolcetti glassati ripieni di crema) nel bar di fronte e là ho tirato fuori la mia foto. Il barista, un vecchietto di poche parole, mi ha guardato storto e secondo me ha capito ben poco di quanto stavo cercando di fare. Tuttavia, probabilmente in modo inconsapevole, ci è stato utilissimo. Noi cercavamo invano sul navigatore via Mista, e lui ci ha subito corretto. Anche se il dialetto inizialmente ci ha un po’ fuorviato, dopo un po’ abbiamo capito che dovevamo cercare via dell’Amistà e non via Mista!Un paio di minuti in salita rispetto alla Cattedrale e ci siamo ritrovati di fronte alla casa della foto.
Inutile dire che è stata una vera emozione. Purtroppo il nome sul campanello non corrispondeva a nessuno dei cognomi indicatomi dalla mia mamma, per cui dopo alcune foto di rito, abbiamo ripreso la strada in salita verso il castello, rassegnati all’idea di non avere alcun riferimento, alcun legame in vita ancora con questa città. E poi…e poi a questo punto è intervenuta la fortuna, il richiamo del sangue o il caso…e la nostra visita a Melfi è diventata veramente speciale…
Nella salita che da via Normanni arriva al Castello, proprio appena sotto al Bed & Breakfast “Normanni” si trova un piccolo alimentari, con tre tavolini fuori per le merende, “Tipicamente Melfi”. Probabilmente l’unico locale aperto la domenica mattina e così siamo entrati, con l’intenzione di acquistare alcune confezioni di calzoncini, dolcetti tipici del luogo, che mia mamma mi ha sempre rammentato. A gestirlo abbiamo incontrato una ragazza dolcissima,

 

che ci ha spiegato che quei dolci, se originali, si fanno con le castagne e l’estate non è di certo il periodo giusto. Così, per fare due chiacchiere, visto che i dolcetti non li ho trovati, butto lì anche con lei la storia della foto e parlando dico i cognomi dei miei nonni. Milly, così si chiama la nostra protagonista, al pronunciare del cognome di mia nonna cambia faccia. Anche nella sua famiglia c’è questo cognome, vuoi vedere che… E così, senza perdere tempo, si attacca al telefono e non smette di parlare con tutti i parenti fino a quando non ci organizza, una mezz’ora più tardi, un incontro con un suo anziano zio, certa che lui saprà ricostruire il legame che stiamo cercando. Così, con lo zio e altri parenti ci siamo fatti una bella chiacchierata, ed anche se alla fine della storia non siamo riusciti a capire se con Milly e i suoi simpaticissimi zii siamo veramente parenti (a parte il comune cognome) abbiamo conosciuto delle persone speciali che senza sapere nulla di noi ci hanno accolto con l’allegra ospitalità tipica del sud, delle persone con il cuore…ed io ho deciso che loro sono i miei parenti a Melfi! Infine, prima di salutarci, ci siamo scambiati i numeri di telefono ed ora li aspettiamo per la prossima estate in visita in Toscana…come dei veri parenti “di laggiù”!!

Dopo mille saluti ai nostri nuovi amici melfitani, siamo arrivati nel tardo pomeriggio a Monticchio presso l’unico campeggio della zona (Camping Europa).
Più che un campeggio è un’area attrezzata piuttosto spartana e decisamente troppo cara, che però permette di parcheggiare nel boschetto in riva al lago immersi nella natura, di fronte ad un panorama meraviglioso. La sera il proprietario ci ha lasciato le chiavi e ci ha detto di chiamarlo se succedeva qualcosa (!?!) …così dopo le sette siamo rimasti solo noi, il cigno del lago e due simpaticissimi cuccioli bastardini che qualche delinquente durante la giornata ha deciso di abbandonare qua. Sceso il sole, intorno a noi è tutto buio e a tarda notte, terminate le musiche dei ristoranti che si sentivano in lontananza, sul lago il silenzio è assoluto.
La serata è l’ideale per qualche avventurosa storia di briganti e così arriviamo all’ora della nanna romanzando sullo spietato Carmine Croco, su Filomena Pennacchio, tanto bella quanto pericolosa, sulla storia d’amore e gelosia di Giuseppe Schiavone e Rosa Giuliani e ci immaginiamo i bivacchi qua intorno, i sentieri con i trabocchetti, le grotte nascoste dietro le fronde…

Lunedì 6 Agosto Monticchio – Rionero in Vulture – Venosa
Stamattina sveglia comoda, partiamo dopo una tranquilla colazione per una breve escursione lungo il sentiero che gira intorno al lago. Partiamo attrezzati da trekking, ma in realtà il percorso è una vera passeggiata in piano, lungo un camminamento tutto asfaltato, costellato di vecchie costruzioni perlopiù dismesse che un tempo lontano sono stati ristorantini e negozietti di souvenir. C’è la possibilità di fare una gita sul pedalò o sulla carrozza con i cavalli, ma noi come sempre optiamo per il “cavallo di S.Francesco” anche perché la camminata è brevissima e semplice. Lungo il percorso si incrocia subito l’abbazia di San Michele, molto suggestiva, costruita intorno ad una prima chiesa rupestre oggi inglobata nell’edificio. All’interno è anche allestita un’esposizione di modellini di chiese in legno che è piaciuta molto alle bimbe. Nel giro di un’oretta eravamo nuovamente in prossimità del campeggio. Comunque all’interno del bosco sono previsti diversi sentieri con varie difficoltà, probabilmente molto più divertenti del giretto in tondo che abbiamo fatto noi.
A parte i paesaggi naturalisticamente molto belli, la zona è sostanzialmente in stato di abbandono e lascia ci lascia un po’ l’amaro della malinconia. Decidiamo quindi di ridurre la nostra sosta, inizialmente prevista di due notti. Poiché veniamo via e non paghiamo la seconda notte, non abbiamo diritto all’acqua calda (!!) che viene attivata solo a richiesta dal poco simpatico gestore, cosa che scoprono le bimbe quando sono ormai sotto la doccia ghiacciata…io fortunatamente me la svigno ancora asciutta, puntando ad una calda doccia sul camper. Motivo in più per lasciare ben poco soddisfatti i laghi di Monticchio…
Appena fuori dal campeggio ci fermiamo per un pisolino all’ombra, ripartiamo poi verso Rionero, dove abbiamo fissato un tour presso Cantine del Notaio.
Scopriamo con la nostra guida che Rionero possiede oltre 1200 cantine sotterranee, scavate nel tufo vulcanico nel XVII secolo da profughi albanesi e dai francescani. All’interno è garantita una costante umidità dal tufo ricoperto da un’alga, una materia semitrasparente che ricopre quasi interamente le pareti di roccia. Al termine della visita assaggiamo tre etichette, una migliore dell’altra, le bimbe come sempre brindano con acqua, sgranocchiando un bel cestino di taralli fragranti. Rientriamo in camper con il bagaglio pieno di una nuova bellissima esperienza e diverse bottiglie di ottimo vino!
Poiché abbiamo tempo andiamo dritti a Venosa, presso una nuovissima area di sosta appena fuori paese. Il proprietario, Alessandro, ci propone di farci da navetta e così approfittiamo per fare una passeggiata di sera e restare a cena fuori.
Mangiamo benissimo al ristorante D’Avalos, che tra l’altro propone un menù tipico completamente senza glutine, addirittura con pasta fresca fatta in casa. Memorabile!

Martedì 7 Agosto Venosa – San Fele
Ormai viziati dalla deliziosa cena, stamattina decidiamo di fare colazione in pasticceria. Chiediamo consiglio ad Alessandro, nel breve viaggio dall’area di sosta alla città e scopriamo con disperazione che qui le colazioni si fanno fino al massimo alle otto e mezza e che ormai alle nove non troveremo più una nemmeno una pasta. Lui prova anche a chiamare una pasticceria che conosce ma che purtroppo gli conferma di non avere più nulla…
Così ci avventuriamo in città a stomaco vuoto…ormai abbiamo capito che sui pasti ogni luogo è paese a sè: se in Scozia le cucine chiudono entro le sette di sera e in Andalusia non si trova niente di aperto fra le due e le cinque del pomeriggio, oggi scopriamo che a Venosa si può cenare fino oltre la mezzanotte, ma se vogliamo la colazione la dobbiamo fare all’alba!
Ma noi non ci arrendiamo e tentiamo ancora. Un signore ci indica un bar grazioso proprio nella piazza dove è posta la statua del poeta Orazio, cui Venosa ha dato i natali. Oltre ad alcuni tavolini all’aperto, il bar dispone ancora di un paio di krapfen ripieni e qualche briosche che ci prendiamo noi…i prossimi avventori dovranno passare direttamente all’aperitivo!
Proseguendo dalla piazza lungo la strada principale troviamo la casa di Orazio, la Chiesa di San Domenico e la fontana di Messer Oto. In tutta la città sono poste delle targhe con i bellissimi versi di Orazio Flacco quindi, che si sia ripassata o meno l’antologia classica, camminando per le caratteristiche stradine ci si può deliziare con la leggerezza epicurea e un attimo dopo trovarsi a riflettere malinconicamente sul trascorrere della vita…e pensare ancora una volta quanto queste parole scritte duemila anni fa siano ancora straordinariamente attuali.
Ancora più avanti si trova la bellissima Chiesa della Trinità, con annesso il Parco Archeologico (chiuso il martedì mattina… la nostra solita fortuna…). All’ingresso della chiesa cerchiamo la colonna dell’amicizia. Secondo un’antica leggenda, infatti, girare intorno a questa colonna tenendosi per mano garantisce un’amicizia eterna. Buttiamo in un angolo tutti i nostri zaini e ci divertiamo a girare intorno alla colonna a due a due, poi tutti insieme, famiglia formato amicizia eterna! Poi ripartiamo, ridendo come matti, e torniamo indietro lungo tutta la strada fino ora percorsa, direzione Castello.
Ci fermiamo solo un momento in farmacia, per acquistare dei cerotti per Asaria e solo qui ci rendiamo conto di aver dimenticato il marsupio con cellulare portafoglio e chiavi del camper all’ingresso della chiesa, accanto alla nostra colonna dell’amicizia…così Michele è dovuto tornare indietro di corsa…fortunatamente come sempre incrociamo persone oneste e gentili. Qualcuno aveva riportato lo zaino in sagrestia, dove il parroco ci attendeva con tutti i nostri averi. Nel frattempo io e le bimbe abbiamo raggiunto il castello, anche questo purtroppo chiuso il martedì mattina. Tuttavia abbiamo potuto visitare alcune sale aperte da volontari, tra cui un sala con video e musiche di Gesualdo da Venosa.
Proprio durante la visita al castello ci chiama la nonna, per darci la notizia dall’ospedale…tutto negativo! Siamo così euforici che decidiamo di rimanere a pranzo fuori…quindi, aperitivo in piazza e pizza verace alla pizzeria sotto i portici (solo con glutine, ma per me hanno rimediato un’enorme bufala con un tagliere di affettati locali) il tutto annaffiato con svariati brindisi per la nonna!
Rientriamo in camper nel primo pomeriggio, salutiamo Venosa e ripartiamo verso San Fele. Appena arriviamo vediamo un bel cartello con le indicazioni per sosta camper…la strada di accesso ci sembra un po’ troppo in pendenza, tuttavia le indicazioni sono chiare e noi ci avventuriamo nella discesa. Ma non appena proviamo a scollinare, il rumore agghiacciante di qualcosa che raschia in terra ci blocca. Ci blocchiamo e torniamo indietro a retromarcia, ma ormai il danno è fatto. La telecamera posteriore penzola tristemente dal camper e nel frattempo tutti i vecchietti del paese ci hanno letteralmente circondato. Ma non appena capiscono che il borgo di San Fele è salvo e il danno è solo nostro, ci indicano subito dove andare: il paese nuovo non ha alcun tipo di attrezzatura per i camper, tuttavia ci lasciano sostare nel parcheggio di una vecchia scuola diroccata, dove questi giorni alloggia anche un gruppo scout.
Anche stasera brindiamo nuovamente con un aperitivo e così preoccupiamo Alice, divenuta ormai la moralizzatrice familiare, che ci ripete più volte che non bisognerebbe bere più di un bicchiere di vino al giorno…quindi dopo aver tentato inutilmente di far passare lo spritz come succo di frutta, rientriamo al camper per la cena. Domattina rientriamo nei ranghi, perché ci aspetta il primo vero trekking della vacanza!

Mercoledì 8 Agosto San Fele – Lagopesole
Stamattina ci svegliamo abbastanza presto e troviamo una prima colazione speciale: Michele è uscito prestissimo per fare qualche foto e ha trovato i sospiri, dolcetti glassati e ripieni di crema e una focaccia speciale, croccante fuori e sofficiona all’interno, a forma di ciambella, tipica di San Fele.
Dal paese nuovo, scendendo per la ripida discesa che ci ha grattato via la telecamera, si raggiunge l’inizio del percorso che incrocia le varie cascate accessibili, cinque su dieci, messe in sicurezza da un gruppo di volontari. Il presidente, Michele anche lui (!) lo troviamo anche lungo il percorso a controllare lo stato dei sentieri e ci racconta dell’immenso lavoro fatto e da fare quotidianamente, per proteggere e valorizzare questo ambiente naturalistico meraviglioso (associazione U’ Uatteniere). Noi, con le nostre due piccole escursioniste, impieghiamo dalle nove all’una circa per percorrere tutto il sentiero andata e ritorno, da San Fele fino alla Cascata Paradiso, con pausa merenda e pranzo al sacco inclusi. La camminata è semplice e molto suggestiva e i coraggiosi che non soffrono il freddo possono addirittura fare il bagno nei bozzi…noi abbiamo portato costumi e asciugamano, ma ci abbiamo ripensato non appena abbiamo inzuppato il primo dito…
Nel pomeriggio visitiamo il paese arroccato di San Fele. Il minuscolo borgo è delizioso, si nota subito che c’è una cura costante, le stradine lastricate sono in ordine, molte case ben ristrutturate. Se negli anni passati il paese è stato purtroppo abbandonato, oggi il futuro è percepibile in ogni angolo. Ci fermiamo in una piccola pasticceria per un caffè. Dietro il bancone c’è uno striscione di stoffa azzurra con su scritto “W San Fele, una scelta di vita”.
Ripartiti da San Fele ci fermiamo a Rapone giusto per fare c/s (presso un’ara di sosta comunale pulita e ben organizzata) il paesino ospita feste a tema fiabesco, ma il tempo stringe e noi abbiamo ancora un paio di mete, Lagopesole e Acerenza.
Raggiungiamo per cena l’area di sosta presso Lagopesole. Basta chiamare il numero sul cancello e vengono ad aprirci. L’area è un largo spiazzo dietro alcuni capannoni nell’immediata periferia del paese, vista castello. Ma anche se l’area ci sembra isolata, nemmeno stasera riusciamo a sfuggire alla festosità del meridione. Il proprietario mi comunica con un po’ di imbarazzo che proprio stasera ha affittato uno degli spiazzi per uno stage di…zumba! Non abbiamo alternative, rinunciamo al silenzio e ci uniamo all’allegra compagnia, guidata nientedimeno che da Kelly Roberts, un simpaticissimo ballerino americano finito per amore in provincia di Potenza.

Giovedì 9 Agosto Lagopesole – Acerenza – Pomarico
Il castello di Lagopesole non solo è bellissimo, ma anche organizzato molto bene, con la possibilità di una visita guidata interattiva che coinvolge grandi e piccini. All’interno ci sono tre percorsi, il castello, il camminamento di guardia con un piccolo museo archeologico e infine il museo dell’emigrazione lucana.
Usciamo verso mezzogiorno e, per non perdere tempo con il pranzo, in un negozietto sulla strada d’ingesso di Acerenza, acquistiamo una burrata, pecorino di Moliterno e salsiccia lucana che mangiamo su una panchina all’ombra con vista sulla campagna potentina…Lucania’s fast food!
Acerenza è un borgo delizioso, curato e vivo, che si snoda fra stradine arrampicate e splendidi panorami. Facciamo una breve passeggiata e visitiamo l’imponente chiesa madre, ripartiamo però a metà pomeriggio perché vogliamo arrivare con la luce a Pomarico, paese natale dei miei suoceri, che ci attendono per proseguire insieme la vacanza.

Venerdì 10 Agosto Pomarico
Come da tradizione una volta parcheggiato il camper in una stradina senza sfondo sotto casa di Giancarlo, uno dei cugini di Michele che sempre gentilmente ci ospita, iniziamo il tour obbligato dei parenti: cinque o sei zie e svariati cugini, posizionati da una parte all’altra del paese e da incontrare secondo differenti orari…le nonnette il primo pomeriggio fanno il pisolo, i ragazzi la mattina dormono e la sera escono, le zie più giovani addirittura ci fanno trabocchetti uscendo senza preavviso per commissioni…quindi noi corriamo da una parte all’altra del paese, chiamando l’uno e l’altro perché…dio non voglia che ci si scordi un parente!
Finito il primo giro di parenti (che proseguirà nei prossimi giorni durante i quali via via saluteremo tutti dal primo fino almeno al quarto grado) iniziamo la seconda parte della vacanza.
In tarda mattinata ci ha raggiunto una coppia di amici, Gianni e Irene, due mattacchioni recidivi, che sono già stati con noi a Pomarico per la festa del Patrono e ci ritornano attratti forse un po’ dall’amicizia, un po’ dalle salsiccie e un po’ da non si sa cosa… Poiché siamo tutti un po’ stanchi, oggi pomeriggio riposo e poi tutti a cena insieme con nonni e cugini a mangiare gli ‘gnumureddi, degli involtini di interiora di agnello arrostito, come si usa qua, direttamente in macelleria.

Sabato 11 Agosto Pomarico – Matera
Stamattina sveglia comoda, poi con i nostri amici facciamo una camminata tra le stradine di Pomarico. Il paese, in parte ristrutturato negli ultimi dieci anni, si arrampica su un colle a circa 400 mt, con una struttura in parte simile al sasso barisano di Matera, molte case infatti sono parzialmente sotto strada o parzialmente scavate. Salendo in alto fino al vecchio monastero di cui non rimane praticamente più nulla (qui le persone lo chiamano u’castedd), si trova un hortus conclusus, nel quale mi sembra si sia tentato di ripiantare le erbe officinali originarie (progetto probabilmente abbandonato poiché l’orto purtroppo oggi è tutta una sterpaglia). Infine, nel punto più alto, rivolto verso la strada principale del paese, recentemente è stata posta la statua di un Cristo benedicente. Irresistibile la voglia di arrampicarci per una foto di gruppo…tutti noi in posa benedicenti accanto alla statua, mentre immaginiamo il telefono senza fili che giù in paese pettegola la notizia dei matti “forestêri” accanto alla statua del santo…
I bambini si sono subito ambientati e così si organizzano e mettono in scena la tipica visita al parente. Alice e Asaria si siedono sul treppiedi dietro la porta di casa e Tommaso e Vittoria bussano: “trasète, trasète!” “ volète nù succ ‘e frutt? Ná zptell?”. C’è da dire che in effetti il siparietto è fenomenale e riesce a far ridere tutti, nonni e parenti compresi!
Pranziamo da mia suocera (che secondo me si sta già pentendo dell’ospitalità che ci ha offerto) e nel pomeriggio andiamo a visitare Matera. Siamo già stati più volte in questa splendida città e abbiamo visitato sia i sassi (con le bimbe piccole ci siamo anche fatti un giro sull’ape tour) che le chiese rupestri. Un anno siamo anche andati a fare una visita guidata versione trekking per visitare le grotte e le chiese rupestri visibili sul pendio di fronte alla città. Questa volta invece abbiamo prenotato la visita al cosiddetto “palombaro lungo” un’antica cisterna posta proprio sotto la piazza principale, un’opera ingegneristica impressionante.
Ceniamo al ristorante “Oi Marì”, che propone piatti poco tradizionali ma con prodotti tipici e dove sono disponibili anche opzioni senza glutine.

Domenica 12 Agosto Craco – Tursi – Miglionico
Con i bambini nei giorni scorsi abbiamo parlato di Craco e stamattina partiamo armati di cappellini per il sole e torce per scovare i fantasmi nel buio delle case abbandonate. Il paese si può visitare solo attraverso una visita guidata organizzata dall’associazione del Comune. Facciamo i biglietti e ci soffermiamo qualche minuto all’ombra in attesa del nostro orario del tour, previsto appena dopo una ventina di minuti. Non appena ci fermiamo a sedere una signora si avvicina e si siede accanto a noi. Si presenta subito, è Orlandina, una vecchia abitante di Craco, trasferita nelle prime case fuori paese subito dopo la frana. Ha una voglia matta di parlare e Irene logicamente non si lascia sfuggire l’occasione e le dà corda. Orlandina ci racconta una versione non ufficiale e un po’ complottista della storia della frana: secondo Orlandina si tratta di una grande farsa, tutta organizzata per invidia da un “comunista” che per dispetto una notte ha aperto la cisterna dell’acquedotto, allagando il paese e provocando appositamente smottamenti con la precisa intenzione di rovinare le belle case dei “democristani”. La storia raccontata dalla nostra amica è una teoria fascinosa perché discorda con l’ufficialità, ma ovviamente ci lascia molto perplessi. Salutata Orlandina, raggiungiamo il paese, dove un ragazzo ci raggruppa all’ingresso e ci guida attraverso le strade deserte. Siamo un gruppo di circa trenta persone, un numero giusto, per riuscire a seguire bene le spiegazioni ma anche per disperdersi un pochino rispetto allo sguardo attento della guida e avventurarsi indisturbati qualche minuto…Alice e Michele si regalano così una piccolissima avventura soli soletti per fotografare un interno…prima di essere richiamati quasi immediatamente all’ordine! All’uscita chiedo alla guida la conferma della storia di Orlandina, e con mia grande sorpresa, la guida non la smentisce…in effetti dice che qualcuno abbia vuotato le cisterne piene del paese, accentuando enormemente i già noti problemi idrogeologici…chissà che Orlandina avesse visto lungo, d’altronde, come si dice da queste parti… “voce di popolo, voce di Dio”!
Per pranzo ci siamo portati focaccia e affettati e li mangiamo in uno sparuto boschetto con vista paese. Anche il chiosco fuori città non ci delude: ci prendiamo un caffè e un ghiacciolo, chiaccherando nientedimeno che di “politica” con un avventore…evidentemente una cittadinanza con molto da dire…tutto con il sottofondo musicale della banda del paese!
Nel primo pomeriggio raggiungiamo Tursi. Purtroppo ci rendiamo conto subito di essere arrivati troppo presto, sono le 14 e 30 e la chiesa principale apre dopo le quattro. Quindi ci facciamo un giro pre le stradine della Rabata, l’antico quartiere arabo, giusto per scattare qualche foto e lasciamo che i bimbi giochino un po’ a schizzarsi con l’acqua di una fonte (fa veramente caldo!).
Siamo ormai stanchi, per cui decidiamo di tornare indietro.
Per cena invece siamo a mangiare una pizza a Miglionico. Anche qui c’è un bel castello, nel quale in questi giorni sono stati allestiti vari spettacoli, il paese è comunque tutto ben ristrutturato, ma soprattutto qui si riesce a respirare un po’ di vita: le persone sono in strada per chiaccherare, passeggiare e vediamo qualcuno addirittura in tenuta da jogging, caffè e gelaterie, pizzerie e ristoranti, addirittura qualche negozietto di souvenir, tutto aperto…dopo questi giorni nel silenzio di Pomarico e la visita odierna alle città fantasma, Miglionico sarà anche piccino ma mi sembra New York…

Lunedì 13 Agosto Quarantotto (Lido)
Dopo la giornata impegnativa di ieri, stamattina lasciamo dormire un pochino i bambini e ci ritroviamo in tarda mattinata. I piccoli, che ormai conoscono ogni stradina, si divertono a girare da soli per il paesino, noi grandi invece non abbiamo molte alternative e così ci diamo al bere, solito aperitivo ai tavolini in piazza del super gettonato Caffè Marchese e partiamo per il mare subito dopo pranzo. Lido Quarantotto è oggi una vera e propria riviera, con cabine bar e ombrelloni, molto lontano dai ricordi di immagini di spiagge deserte che racconta nostalgico mio marito. Il mare sinceramente non è un gran che, sicuramente l’acqua sarà pulita ma la presenza delle alghe e la temperatura tiepidina mi fanno pensare a un minestrone…
Oggi comunque la giornata è meravigliosa e nulla ci impedisce di fare un bel bagno e di giocare con la sabbia. Scopro oggi con grande ammirazione le doti da architetto del nostro amico Gianni, che ci coinvolge tutti nella costruzione di un enorme castello di sabbia, con tanto di torrione, bastioni e fossato. La sera restiamo a cena al bar del lido…perché il pesce mangiato sul mare, proprio con i piedi nella sabbia, ha veramente il sapore dell’estate!

Martedì 14 Agosto Pietrapertosa
Oggi è una giornata speciale, di quelle che si aspettano con impazienza e timore…infatti stamattina Irene, Gianni e Michele si lanceranno da Pietrapertosa con il famoso Volo dell’Angelo. Io sono la solita fifona, non ne ho voluto sapere e così, insieme a mio suocero che non vuole perdersi l’evento, mi sono offerta di guardare i bambini. Devo dire che una volta arrivati al punto di partenza, il vedere la perfetta organizzazione e l’attenzione con la quale tutto viene preparato, mi ha decisamente tranquillizzato e anzi, quasi quasi se ci fosse stato posto forse mi sarei lanciata anche io… Invece niente e nessuno è riuscito a tranquillizzare il piccolo Tommaso, che ha continuato ininterrottamente dalla prima mattina fino addirittura al momento del lancio a cercare di convincere la mamma Irene a non andare…un piccolo incubo di bambino…
Malgrado tutte le ansie il volo è stato bellissimo o almeno così mi raccontano!
Nel frattempo io, Leonardo e i bambini abbiamo fatto due passi in paese e merenda. Passeggiando abbiamo incontrato un vecchietto che ci ha insegnato un modo antico di preparare i sacchetti profumati di lavanda…senza i sacchetti ma creando una sorta di gabbietta intorno ai fiori con i loro stessi steli!
Per pranzo abbiamo organizzato di nuovo il pic nic con pane fresco e affettati tipici, in un boschetto all’inizio di un sentiero che sale fino ad una delle punte di roccia che incorniciano il paese.
Distrutti, trascorriamo sera a Pomarico con il classico aperitivo in piazza, ma soprattutto oggi si festeggia il compleanno della nostra piccola amica Vittoria…per lei, che è nata a metà agosto e oggi festeggia nel caldo torrido del sud, Adriana (la nostra bis cugina ormai famosissima per le sue splendide torte…!) ha preparato una super torta tutta decorata di splendidi…fiocchi di neve!!

Mercoledì 15 Agosto Pomarico
Festa grande per Santa Maria! Tutti vestiti a festa oggi si va al ristorante per il tipico “pranzo da matrimonio” quindi oltre a mangiare siamo pronti a lanciarci in danze sfrenate!
Purtroppo la giornata non è delle migliori perché da ieri il tempo si è un po’ sciupato, ma niente ci spaventa, io e Irene vogliamo ballare e balleremo nonostante la pioggia. Non appena arrivati i bambini si lanciano nel parco giochi e tempo dieci minuti e l’acconciatura delle mie bimbe si è trasformata in uno scompiglio che svolazza allegro intorno ai loro sorrisi…va beh, prendo le distanze dalle mie due piccole zingare e cerco di tenere alto l’onore della famiglia sorridendo a destra e a manca. Qui il pettegolezzo è il vero protagonista della giornata, tutti sanno tutto di tutti, quindi si passeggia raccontando più o meno amabilmente i fatti degli altri… dopo pochi passi so già i nomi, svariate storie piccanti e crisi d’amore di almeno metà dei presenti.
L’epocale pranzo inizia all’una e termina verso le sei del pomeriggio…in realtà non mangiamo troppo, ma le portate sono inframmezzate da balli, canti e passeggiatine e noi non ci tiriamo certo indietro e ci lanciamo nelle danze al frenetico ritmo di …”o’sarracino”!
Stasera, distrutti, abbiamo come unico obiettivo il letto.

Giovedì 16 Agosto Metaponto
Anche stamattina riposo, per cui ci alziamo con calma e pranziamo tutti insieme a casa di nonna Grazia. Anche se il tempo minaccia pioggia decidiamo comunque di tentare un’altra giornata al mare. Andiamo a Metaponto, Lido Tartaruga. Il lido è delizioso, si tratta di una striscia sottile di sabbia incastrata tra la duna ed uno splendido mare blu. Purtroppo il meteo però non è migliorato e noi riusciamo ad avere appena il tempo di stendere gli asciugamani e fare un bagno prima dell’arrivo del temporale, con tanto di nuvoloni neri e goccioloni da mezzo litro l’uno.
A grandi e piccini è ormai evidente che la giornata di mare non potrà avere futuro per cui ripieghiamo sulla vacanza culturale ed andiamo al Museo Archeologico di Metaponto.
Come sempre i nostri bambini ci stupiscono per la loro attenzione e per l’interesse che mostrano per ogni cosa. Il museo in effetti è ricco e ben organizzato ma non essendo particolarmente grande è a misura di bambino e lo si può visitare tranquillamente in un paio di ore.
Trascorriamo la serata a Pomarico a cena dai nostri amici Giancarlo e Adriana.

Venerdì 17 Agosto Fasano – Alberobello
Stamattina siamo partiti prestissimo perché abbiamo in programma la visita allo zoo safari di Fasano. Abbiamo volutamente rimandato la visita ad oggi per evitare il 15 agosto ma comunque sono giorni molto pieni e quindi la decisione di una partenza tempestiva si rivela come sempre vincente: poca fila e gita perfettamente riuscita. L’idea dello zoo “aperto” mi piace tantissimo, infatti non ho mai portato le mie bimbe a visitare uno zoo tradizionale nè siamo mai andati al circo con gli animali…quindi è la prima volta che possono vedere questi animali dal vivo e qui l’incontro è decisamente a tu per tu! Dopo pranzo a abbiamo visitato Alberobello. Con i bambini giochiamo ad indovinare il significato dei magici simboli dipinti sui tetti delle case e ovviamente non è mancata la visita al tipico trullo. Approfittiamo per acquistare gli ultimi souvenir e anche un piccolo trullo di pietra che in inverno troverà posto nel nostro presepe. Ceniamo con un buon bicchiere di vino e un panino ripieno di “bombette”, carne arrotolata e cotta allo spiedo.

Sabato 18 Pomarico – Cerveteri
Oggi purtroppo è l’ultimo giorno di vacanza. Con Grazia e Irene siamo andate a fare gli ultimi acquisti. Abbiamo comprato l’origano, un paio di bellissime trecce di peperoni cruschi (che in questi giorni abbiamo assaggiato e anche imparato a cucinare) pane, taralli e friselle. Dopo pranzo, salutati gli amici che partiranno domani mattina, rimettiamo in moto il nostro camper per il rientro.
Notte a Cerveteri.
Domenica 19 arrivo a Castiglioncello dalla nonna Maria, che come sempre ci accoglie con il suo mitico caciucco…welcome in Toscana!

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